Recensioni delle commedie  
di Enrico Scaravelli


CORRIERE MERCANTILE - (lunedì 7 febbraio 2000)
Dialettale - Una gustosa commedia
Lo zio d'America e' tornato, purtroppo
Giallo e lieto fine, regia di Rossi
"Ûnn-a valixe pinn-a de vento" è la novità in dialetto genovese che Enrico Scaravelli ha presentato al Teatro "il tempietto" di Sampierdarena per la regia di Arnaldo Rossi. Una storia ben congegnata anche in questo caso: Scaravelli, che è uno dei più attivi autori teatrali in dialetto con almeno una nuova commedia all'anno, sa abilmente organizzare gli intrecci con numeroso personaggi, dove non mancano le battute sui costumi contemporanei, i contrasti tra i vecchi e giovani, senza dimenticare qualche intrigo, che crea la suspence del giallo per arrivare al lieto fine, fin troppo. In questo caso il luogo comune dello zio d'America ricco, che torna per rivedere il nipote, che ha moglie e figlio studente universitario, viene rovesciato: in realtà lo zio d'America (ottimamente interpretato da Giorgio Ugolotti) arriva con una valigia piena di vento e di amarezze. Alla fine, doppio matrimonio in vista fra lo zio d'America sessantenne e la matura signorina che lo ha aspettato quarant'anni (una sempre eccellente Bianca Podestà) e fra il giovane studente e una compagna di studi, che aspetta un inatteso bebè. Arriveranno anche i soldi, sarà ritrovata una spilla d'oro rubata e tutti, fuorché i due invidiosi di turno, saranno felici e contenti. La vicenda è ravvivata dall'intervento di due carabinieri e di due ladri, mai acciuffati. Da segnalare il gustoso intarsio linguistico perfettamente attuale, fra coloro che parlano il genovese puro, coloro che lo italianizzano in modo esilarante e chi, come i giovani, parla solo in lingua. La regia di Arnaldo Rossi che ha seguito bene i ritmi della commedia alternando dialoghi distesi a scene concitate. Simpatico e disinvolto Luigi Massa nel ruolo del padre, vivace Cinzia Lamponi (la madre), credibile Daniele Pellegrino (il figlio), spassosa la coppia d'invidiosi interpretata da Franco Campisi e Marta Spallarossa, nitida ed equilibrata la figura del maresciallo dei carabinieri proposta da Donato La Verde, ben assecondato da Giancarlo Rapetti, bene Lino Donato (il fattorino). Tantissimi applausi anche a scena aperta dal pubblico di affezionati che gremiva la sala.
CLARA RUBBI
IL SECOLO XIX (mercoledì 24 gennaio 2001)
Domani sera al Carignano
La spilla del destino
"Ûnn-a valixe pinn-a de vento" di Enrico Scaravelli;
tre atti pieni di sorprese e con lieto fine

Da domani sera al teatro Carignano, seconda commedia della stagione dialettale con la rappresentazione di una pièce di Enrico Scaravelli: "Ûnn-a valixe pinn-a de vento" (una valigia piena di vento). Luigin Cevasco è un ragioniere che lavora in porto; il figlio Giovanni, universitario, non ha voglia di studiare e preferisce correre dietro alle ragazze, la moglie Rosetta Vaccamorta fa la casalinga. Il solito tran tran di una famigliola in una Genova degli anni ottanta. Un bel giorno arrivano i ladri e subito dopo i carabinieri per accertare l'ammontare del furto. Il primo colpo di scena è il ritrovamento di una preziosa spilla fissata al bavero del cappotto di un'amica di famiglia con il marito piuttosto tonno. Apriti cielo! Luigin riconosce perfettamente la spilla perché avendola riparata con le sue mani sa trovare un particolare che la rende inconfondibile; la vicina di casa balbettando ammette di averla ricevuta in regalo da un suo amico (in realtà uno spasimante autore del furto assieme ad un complice); il marito di quest'ultima che sebbene tonno capisce benissimo che qualche cornetto la consorte gliel' ha fatto.. A questo punto a intricare la vicenda spunta uno zio d'America, Baciccia Cevasco (che i CC si ostinano a chiamarlo "Baciccio" perché maschio) il quale per fare la sorpresa a Luigin arriva in incognito facendosi alloggiare dalla vicina di casa, Teresa Parodi (soprannominata Tëxo) che gli mette gli occhi addosso. Ma lo zio Baciccia chiarisce subito che invece di arrivare con una valigia di dollari, in tasca ha pochi spiccioli in quanto negli Stati Uniti è stato derubato di tutti i suoi sostanziosi risparmi. (La valigia piena di vento…). A completare il pasticcio, lo studente universitario ammette di avere messa incinta la sua ultima ragazza. Come se non bastasse il maresciallo dei Carabinieri, che guarda caso si chiama Caputo, contesta allo zio d'America la mancata riconsegna alle forze armate di una baionetta in dotazione per la quale deve pagare una multa di lire sedici e quarantacinque centesimi. Il poveraccio era stato fatto prigioniero durante l'ultima guerra ed era finito in America dove poi si era stabilito facendo fortuna: Ma la sua preoccupazione è: "Ma mì come fasso a trovà i quaranteçinque citti?". Ci vogliono tre atti per dipanare l'intricata matassa e arrivare al prevedibile lieto fine. La multa viene condonata, la spilla torna alla legittima proprietaria, il figlio sposa la ragazza messa incinta e la vicina sposa lo zio d'America. E fa bene perché sul finire, ultimo colpo di scena, arriva notizia che negli Stati Uniti è stata ritrovata la refurtiva e la sua valigia si è nuovamente riempita di dollari.
b.d.c.
CORRIERE MERCANTILE (giovedì 25 gennaio 2001)
Dialettale - Eredità e intrighi questa sera in scena al Carignano
Nella "valigia" di Scaravelli
Va in scena al Teatro Carignano questa sera alle ore 21, la commedia di Enrico Scaravelli "Ûnn-a valixe pinn-a de vento", che sarà rappresentata sino al 4 febbraio. La commedia è già stata presentata in prima assoluta lo scorso anno al "Tempietto" di Sampierdarena, con grande successo sia per la novità dell'intreccio, che per la caratterizzazione dei personaggi. Non manca neanche un po' di mistero, impersonato dallo zio d'America, che torna con una valigia che dovrebbe essere piena di soldi, ma.. Gli attori sono tutti bravi, ben guidati dalla regia di Arnaldo Rossi, che non solo è il direttore del "Il Tempietto", ma è anche commediografo e regista. "Questo - dice l'autore Scaravelli - è molto importante, perché se il regista è anche attore, conosce tutte le malizie della scena e può suggerire agli interpreti". Tra gli attori spiccano, per ragioni diverse, Bianca Podestà, una personalità naturalmente fatta per il palcoscenico, piena di verve e di simpatia. (….) Anche Giorgio Ugolotti è un personaggio del tutto particolare. Lui si definisce "una cane sciolto", in quanto mal sopporta le regole e le parti a memoria, ma in compenso è dotato di una naturalezza e di uno spessore di "genovesità" rara. Non certo per caso ha ricevuto a Sanremo il premio come migliore attore caratterista. Da segnalare, fra i giovani, Marta Spallarossa, che ha ricevuto il premio Claudia Grassi, riservato alle attrici giovani. "Come sempre le mie commedie - afferma Scaravelli - sono tratte dal vero, ossia dipingono situazioni tipiche della nostra società: il problema dell'affitto, i grattacapi che danno i figli, i litigi fra coniugi. Io cerco di far rivivere nel loro linguaggio, modi di dire tipici della parlata genovese così come inserisco qualche particolare autentico, tratto dai miei ricordi, Ad esempio, il sacchetto dei bottoni nascosto sotto il materasso per credere all'esistenza di un tesoro, l'ho copiato dal vero.E viceversa il personaggio dello zio d'America è inventato, proprio per essere controcorrente: non ricco, ma povero e scalcinato". Lo spettacolo che ha riscosso successo al Tempietto dovrebbe subire la stessa sorte al Carignano. "Sono molto soddisfatto - ammette Scaravelli - della "promozione in serie A"; infatti lo scorso anno ero stato inserito alla fine della stagione e, se non ci fosse stato il ritardo nell'inizio della programmazione (a causa dei lavori nella sala di viale Villa Glori..n.d.r.), avrei avuto la rappresentazione addirittura a novembre" Scaravelli ha giustamente meritato la promozione al "Carignano", indiscusso tempio del teatro in dialetto, adesso in pieno rilancio. L'ha meritata per il suo talento e la sua lunga fedeltà al genovese.
CLARA RUBBI
IL SECOLO XIX (sabato 27 gennaio 2001)
Successo al Carignano per la messa in scena di "Ûnn-a valixe pinn-a de vento"
Fortune d'emigrante
Odissea in genovese d'amore e onestà
La commedia Ûnn-a valixe pinn-a de vento andata in scena giovedì sera al Teatro Carignano porta un messaggio che è anche la battuta finale: "l'amore vero non fa mai la ruggine". E' infatti lo zio d'America che torna a casa dopo quasi quarant'anni ritrova l'amore della sua compagna di giochi. Ma l'autore Enrico Scaravelli, così fecondo nel tratteggiare personaggi genovesissimi senza mai cadere nel bozzettismo di maniera, lancia un altro messaggio: la dirittura morale, l'onestà, lo spirito di sacrificio di una famiglia che respinge l'egoismo, gli interessi personali ed egoistici accogliendo a braccia aperte il vecchio zio che a 70 anni torna senza un soldo dopo una vita ricca di fortuna. Non si tratta di buonismo ma del riconoscimento delle più belle qualità del genovese autentico. E tutti vengono premiati perché con un colpo di scena finale la "valigia piena di vento" si riempie nuovamente di dollari. L'autore è abile nel creare personaggi singolari o gaglioffi e nell'inventare battute ricche di umorismo sfruttate a pieno dal regista Arnaldo Rossi pronto ad affermare ogni possibilità comica. La scenetta del tontolone, balbuziente, miopissimo e un po' cornutello è spassosa quanto quella degli interventi del maresciallo Caputo (naturalmente meridionale) che chiama lo zio Baciccio anziché Baciccia perché masculo. Eppoi l'ironia del padrone di casa, che non rinuncia alle battute più acri e pungenti pur di non passare per fesso ma nei momenti cruciali e drammatici riesce a imporre la saggezza e il buon senso della genovesità. Nella parte di Luigin, Luigi Massa, dimostra grandi doti, ben spalleggiato dalla moglie (Cinzia Lamponi) mentre Daniele Pellegrino. (il figlio) sa brillantemente disegnare la figura del giovane d'oggi. Altro personaggio è Tëxo ossia Teresa Parodi (Bianca Podestà), energica donna che non s'arrende alla realtà e riesce a sposare lo zio d'America, come Lisciando, Alessandro Chiesa (Franco Campisi), il babbeo che s'infuria quando scopre la tresca della moglie Vittorinn-a (Marta Spallarossa). Così pure è impareggiabile il maresciallo Caputo (Donato La Verde) che, impassibile, contesta a Baciccia lo smarrimento in guerra di una baionetta e la relativa ammenda di lire 16 e 45 centesimi. E Baciccia, lo zio d'America? Un grande Giorgio Ugolotti che interpreta nei sentimenti, e perfino fisicamente il vecchio zio che torna stremato nella sua Genova come l'ultima spiaggia e confessa i suoi più reconditi sentimenti. Un "Ma se ghe penso" in prosa. Si replica oggi, domani, sabato e domenica prossima.
Bruno de Ceresa
CORRIERE MERCANTILE (mercoledì 1° agosto 2001)
Dialettale - Stasera a Quinto
Una "valixe" piena di ironia
Penultimo appuntamento stasera (alle 21) con "Quinto sotto le stelle", la rassegna organizzata dal Comune e dalla Circoscrizione IX Levante all'ex tiro a vola di piazza De Simoni. Ad andare in scena sarà la Compagnia Teatrale San fruttuoso con la commedia in tre atti di Enrico Scaravelli "Ûnn-a valixe pinn-a de vento" per la regia di Arnaldo Rossi e le musiche di Giuseppe Lertora. Lo spettacolo, che ha ottenuto un lusinghiero successo di pubblico al Carignano la scorsa stagione, presenta un testo dal sapore ironico, incentrato sulla storia dello spedizioniere Luigi e della sua burrascosa famiglia, sul traffico del porto che va a rilento, sul figlio di Luigi studente, sugli amici invidiosi. La divertente commedia è stata definita dalla critica un "ma de ghe penso" in prosa e non manca di spunti per riflessioni sociali: la quotidianità familiare, l'economia portuale genovese, l'emigrazione. Gli interpreti sono Luigi Massa, Cinzia Lamponi, Daniele Pellegrino, Bianca Podestà, Giorgio Ugolotti, Franco Campisi, Marta Spallarossa, Donato La Verde, Giancarlo Rapetti, Lino Donato. Mercoledì prossimo le premiazioni delle compagnie della rassegna.
da "IL SECOLO XIX" del 5/2/2005
SUCCESSO AL TEATRO CARIGNANO
"A badante" e il bastian contrario
Originariamente la nuova commedia di Enrico Scaravelli si chiama "O Bastian conträio" ma poi per non confondersi con un analogo titolo di un'altra commedia è stata intitolata "A badante" facendo riferimento a una immigrata sudamericana che fa la accompagnatrice di una persona anziana ma che alla fine del secondo atto confessa essere una genovesissima ragazza in cerca di lavoro. Per superare le ripetute diffidenze dei datori di lavoro ("se è italiana vuole essere messa subito in regola con i contributi, vuole la tariffa sindacale" ecc.) si è finta straniera trovando subito un lavoro. Un secondo colpo di scena è quando Bastian, che si autodefinisce antirazzista, aperto a tutte le libertà del mondo moderno criticando le emarginazioni per uomini e donne di colore, quando scopre che la figlia negli Usa ha sposato un medico negro che gli regalerà un bel negretto (poiché è già incinta) sviene dall'emozione e dalla "vergogna". Enrico Scaravelli, autore sempre attento all'evoluzione sociale e ai nuovi problemi emergenti, ha ben tratteggiato i personaggi della commedia che vivono in pieno centro storico; nella casa di Bastian, vicini di casa si divertono con lo sport preferito di una certa Genova: il pettegolezzo. Perno della vicenda il Bastian conträio, interpretato con efficacia da Dario Giobbe mentre Giulia Cappiello è una veritiera Bice, sua moglie. Gemma Cicardi (una debuttante) è la pettegolissima Teresa mentre Laura Proietto (altra debuttante) è la badante finta sudamericana. Ma la comicità più efficace è costituita da una coppia di ubriachi: Basilio (Arnaldo Rossi) e Giacomin (Giorgio Cavagnaro) danno vita a una gag strepitosa che strappa ripetuti applausi. La regia dello spettacolo, presentato dalla Compagnia T 76, è di Arnaldo Rossi che si è anche ritagliata una deliziosa particina nella scena degli ubriachi. Si replica sino al 13 febbraio.
Bruno de Ceresa  
da "IL SECOLO XIX" del 4/3/04
Chiromanti
e calzolai
Verte su un tema di attualità la commedia che va in scena giovedì al teatro Carignano: "Zêughi de chiromante". Le cronache sono piene di falsi maghi, chiromanti truffaldini parecchi dei quali vengono smascherati da "Striscia la notizia". La chiromante della commedia è più casalinga, ambientata a Boccadasse e la sua clientela non va aldilà della zona e per giunta non ne azzecca una. Gli autori Franco D'Imporzano ed Enrico Scaravelli si sono divertiti a pennellare personaggi uno più buffo dell'altro.
da "IL SECOLO XIX" del 6/3/04
Per tre atti la chiromante Santina è stata presa in giro e sbeffeggiata ma alla fine del terzo atto durante una seduta spiritica, evocato l'aldilà, un quadro alla parete si stacca e cade. Tutti restano folgorati: cala il sipario, tra risate e applausi. Ancora una volta l'accoppiata Enrico Scaravelli (autore) e Arnaldo Rossi (regista) ha fatto centro con un canovaccio di Franco D'Imporzano (autore sanremasco) tradotto e genovesizzato. "Zeughi de chiromante", messa in scena al Carignano con la compagnia teatrale San Fruttuoso, è una commedia dove vengono tratteggiati personaggi comuni: Bigin, una padrona di casa vedova con una figlia, Rosinn-a, Michè galante di quest'ultima, Nettin, una pestifera vicina che poi si scopre essere l'autrice di lettera anonima, la chiromante Santina che poi sposa un giramondo vanaglorioso, il postino Bertomé (che si dichiara innamorato della vedova), Pippo, calzolaio che si definisce chirurgo della scarpa, Concetta amica di Rosinn-a, il turista Herr Braun che parla siciliano. Luigi Massa è un credibile Menego che mette la testa a posto con le nozze, Federica Menini sfodera la sua bravura disegnando una veggente che si scatena nello spiritismo; Gianna Cevasco è Bigin che da scialba casalinga si trasforma in una tremula e appassionata vedova che ritrova l'amore, Valeria Ratto è una saggia Rosinn-a, Giulio La Salandra è Michè il geloso spasimante della ragazza, Daniele Pellegrino il postino poeta che, alla fine, declama le sue opere alla commossa Bigin, Luisa Aquilone nell'odiosa parte dell'invidiosa Nettin, ha accenti drammatici da grande attrice (specie nella amara confessione), Stefano Pastorino è Pippo il calzolaio-filosofo, pardon, "chirurgo della scarpa", Gabriella Di Nunno è Concetta la giovane amica di Rosinn-a mentre Massimiliano Parodi è un buffo turista tedesco e un severo maresciallo dei CC. Applausi per tutti a scena aperta e nel gran finale: anche per autori e regista. Si replica sino al 14 marzo.
Bruno de Ceresa  
da "IL SECOLO XIX" del 11/1/03
Nella commedia "47 o morto ch'o parla!" andata in scena giovedì sera al teatro Carignano il morto non si vede ma parla, eccome. Dall'aldilà, s'intende. Anzi, a un certo punto i morti sono tre di cui due fasulli o complici delle parti in causa: due gruppi familiari si contendono infatti l'eredità, un appartamento di 240 metri quadrati nientepopodimeno che in via Assarotti. La casa, "o scito", a Genova, si sa, è un mito e per il mattone si è capaci di tutto: anche di prezzolare amici fidati per influenzare la spartizione tramite una seduta spiritica. I due gruppi che si contendono sono costituiti da: Natale Sbarassi (interpretato da Gian Solimano che è anche il regista), tranviere, Cecilia sua moglie (Antonella Risso), Assunta, la figlia letterata che recita i classici (Roberta Lucentini), e che abitano già la casa dove viveva il vecchio padre poi defunto. In seguito a uno sfratto subìto dalla sorella del tranviere questi ospita i parenti e cioè: la sorella Amelia (Mariangela Colla), Bartolomeo Brasco il cognato (Andrea Bosi) e la nipote Adalgisa (Eleonora Bosi), commessa in una pasticceria con il vizio di ingurgitare pasticcini in continuazione. Il buffo notaio Leoncavallo Vaccamorta (Carlo Oneto) con la pasticciona segretaria Luisa Zerega (Fulvia Fasano) legge tra mille strafalcioni il testamento che mette in crisi gli eredi che si affidano alla chiromante Palmira Sbarassi (Milena Capati), che poi sarebbe la sorella del morto: la maga si fa chiamare Lady Speranza e accarezza, come Amleto, un teschio. I complici sono due amici di famiglia: Gino (Enrico Giordano) e Giacomo (Paolo Boero) mentre la voce dell'aldilà è recitata da Enrico Scaravelli, coautore della commedia con Battistina Ramballi. La scena della lettura del testamento e della seduta spiritica sono certamente i due momenti più divertenti della commedia presentata dalla compagnia TeatralNervi. Spassose sono le interpretazioni di Gian Solimano, il tranviere, di Milena Capati, la maga, e soprattutto di Andrea Bosi, il cognato svampito, disoccupato ma incorreggibile inventore: dalla trasformazione del vino in acqua alla gabbia per le pulci, a uno scalino con molle per i filobus e che collauda disastrosamente sulla porta di casa. Con la faccia da intontito riesce poi a dimostrare più buon senso degli altri. La moglie del tranviere (Antonella Risso) e la moglie dell'inventore (Mariangela Colla) sono voci importanti nel coro familiare che quando cala il sipario è scatenato in una rissa indescrivibile ma dai risultati molto comici. E l'eredità come viene spartita? Con una riga di gesso, che divide in due l'appartamento: da una parte la cucina, dall'altra il gabinetto. Si replica sino al 19 gennaio.  
da "IL SECOLO XIX" del 11/3/03
Gli affari rovinano la famiglia
L'ambiziosa moglie di un ricco agricoltore dei Giovi crede di avere il pallino degli affari ma combina solo guai e porta allo sfascio la famiglia. Questo il succo della divertente commedia "O ballin di affari" di Enrico Scaravelli in scena al Carignano per la regia di Arnaldo Rossi e con la Compagnia teatrale San Fruttuoso. Al centro della trama c'è un assegno di 100 milioni che come una girandola passa di mano in mano. Carolina Canestrello (Gianna Cevasco) chiede al marito Gaitan Pestarin (un bravissimo Luigi Massa) "soltanto" 100 milioni per diventare socia di una gioielleria del centro storico di un insinuante Cesarino Pestello (Daniele Pellegrino) che poi si rivela fallimentare; l'agricoltore (scarpe grosse e cervello fino) non ci sta ma la moglie riesce ad abbindolare un mediatore, commendator Gallo (un simpatico napoletano, Donato Lo verde) al quale promette la mano della figlia di primo letto Nunzià (una candida e sempliciotta Cinzia Lamponi) e ottenuti 100 milioni sulla parola diventa socia del gioielliere ma cominciano i guai mentre Nunzià rifiuta lo spasimante che la vuole comprare. Il mediatore respinto pretende la restituzione dei 100 milioni: glieli regala un contadinotto, Medeo Cabona, innamorato di Nunzià, che finalmente ha vinto un terno secco al lotto rinunciando alla ricchezza pur di non inguaiare la madre della sua fidanzata. Per fortuna torna pentito il gioielliere che, non si sa come, restituisce i 100 milioni che così ritornano al giovane generoso Medeo. Tutto ritorna al punto di prima ma manca all'appello la moglie che si era trasferita a Genova e la seconda figlia di secondo letto Samanta (una bella Valeria Ratto con minigonna molto seducente) che era fuggita con un uomo rivelatosi mascalzone.Nel cast un intrigante don Campana (Stefano Pastorino) che propone affari, una spassosa Teodolinda (Lina Consigliere), una serva dalla lingua lunga e il notaro Giulio Rogito (Massimiliano Parodi). Il testo è molto scorrevole e ricco di intuizioni e battute che hanno strappato gli applausi; la regia si è fatta sentire perché tutti i dieci attori sono riusciti a dare il meglio animando una delle più divertenti commedie sin qui viste al Carignano, con ricchezza di gags e trovate di scena.
Bruno de Ceresa  
CORRIERE MERCANTILE (Domenica 9 marzo 2003)
SUCCESSO AL CARIGNANO PER LA SATIRA DI SCARAVELLI
"O ballin", ovvero come ridere sui soldi
E' andata in scena al Teatro Carignano la nuova commedia di Enrico Scaravelli "O ballin di affari", divertente satira sulla recente passione (o ballin) delle donne per gli investimenti economici, che da sempre il maschio genovese ha considerato di sua esclusiva competenza. Chi non ricorda i dopocena nelle case borghesi, quando al momento del caffè le signore passavano in altra stanza, perché gli uomini dovevano parlare di "affari?" Adesso le cose sono cambiate: le donne giocano in borsa, dirigono aziende e fanno investimenti in tutti i settori. E Scaravelli, uno dei più fertili autori genovesi, sempre attento al clima che lo circonda, scrive una commedia per divertirsi un po' alle spalle della signora Carolina, che è convinta di avere il pallino degli affari e che poi alla fine torna a casa, pentita.. ma non del tutto.
Da buon tessitore Scaravelli, che colloca la vicenda in una casetta ai Giovi, intreccia nella vicenda principale altri fili minori di sicuro effetto comico. Gaetano, il marito dell'intraprendente Carolina, è un agricoltore, uomo semplice e concreto, che non vuole buttarsi in avventure finanziarie. Anche perché è convinto che "ognuno deve fare il suo mestiere". Ma le discussioni con la moglie riguardano anche le figlie.
Nunziata, figlia di primo letto di Gaetano, è ancora nubile, anche se già matura di anni, e rappresenta un cruccio per la matrigna Carolina, la quale naturalmente stravede per la propria figlia, Samanta, che studia (quando ne ha voglia) e diventerà "medichessa". Si aggiungano un contadino, Medeo, che vorrebbe sposare Nunziata, ma è considerato troppo rozzo e troppo povero, un prete intrigante, un gioielliere piuttosto inguaiato, un mediatore carico d'anni, ma non privo di velleità matrimoniali, e un notaio che non guasta mai, quando nel giro ci sono soldi, case e poderi. A proposito di soldi c'è un classico "regïo di dinà", ossia un giro di cento milioni che aggiunge sale alla vicenda. Il finale, secondo consuetudine, non si rivela, ma si può dire che in questa commedia il lieto fine non manca e la saggezza neppure: i furbi risultano meno oculati dei cosiddetti ingenui. E non mancano nemmeno i colpi di scopa finali del marito sulla moglie, che rappresentano la riscossa del maschio sull'emancipazione femminile, alla faccia dell'8 marzo.
La regia di Arnaldo Rossi si destreggia bene nel manovrare i dieci personaggi della commedia, che si muovono con buon ritmo e vivacità, Bravo, ma un po' esorbitante Luigi Massa nel ruolo di Gaetano, abile sorniona Gianna Cevasco nei panni di Carolina, convincente Cinzia Lamponi (Nunziata), in bilico tra lingua e dialetto Valeria Ratto (Samanta), ben caratterizzati il contadino Medeo da Giulio La Salandra e il curato da Stefano Pastorino. Incisiva la presenza dell'ottimo caratterista Donato La Verde (il mediatore). Completano il cast Daniele Pellegrino (il gioielliere), Massimiliano Parodi (il notaro) e Lina Fois Consigliere (la colf).
Da parte del folto pubblico tantissimi applausi e calde risate, che tuttavia non sono riusciti a riscaldare la sala-frigorifero del Carignano.
CLARA RUBBI
da "IL SECOLO XIX" del 7/3/02
Ricordate il famoso detto:"A bella de Torriggia, tutti a veuan, nisciun a pîggia"?

Beh, nella commedia "A bella de Toriggia" di Enrico Scaravelli che va in scena stasera al Teatro Carignano la situazione è rovesciata: nessuno vuole una ragazza, ancorché danarosa, perché è troppo brutta: bassa, grassa, naso a becco, piedi da papera. E gli incaricati per testamento a trovarle marito non riescono nell'intento. La trama, molto esile, è questa: nell'anno 1930 un facoltoso uomo di Torriglia muore lasciando un cospicuo patrimonio e una figlia minorenne: Arabella. I beni vengono affidati al podestà, al medico e al parroco perché gestiscano l'eredità fino alla maggiore età della figlia alla quale devono trovare un marito: incarico quest'ultimo piuttosto difficile perché la bruttezza di Arabella è colossale. Nel frattempo i tre tutori hanno sperperato il patrimonio in denaro lasciando intatti i terreni. Il podestà ha fatto costruire sul municipio un impianto radiofonico per i suoi discorsi fascisti; il medico si è costruito un modernissimo ambulatorio, il parroco si è fatto rifare le facciate della chiesa. Per loro fortuna Arabella si trova da sola un marito che si accontenta per dote dei terreni rimasti mentre un nobile, Arcibaldo conte di Manesseno, che in un primo momento aveva delle mire sull'ereditiera, preferisce sposare la giovanissima nipote del medico. La regia di Arnaldo Rossi ha sfruttato al massimo le note macchiettistiche dei personaggi. Il podestà che scimmiotta Mussolini nei discorsi al balcone con la mascella contratta è Raffaele Malavasi; il parroco contadino che inciampa sul latino e cita in continuazione i santi con le rime è Dino Patriarchi; il medico condotto è Antonella Spallarossa. Completano il cast: la perpetua sorda, ciabattona e ficcanaso è Giulia Cappiello; la nipote della dottoressa è la sedicenne Chiara Baratta; il nobile con il monocolo è Alessio De Domenico; un contadino pretendente e stupidotto è interpretato da Arnaldo Rossi; un altro pretendente a caccia di dote è Giorgio Cavagnaro; due zitelle e sorelle Guendalina e Adelina che si muovono come le papere del film "Gli aristogatti" sono effettivamente due sorelle, Rita e Anna Maria Castello. Lo spettacolo è presentato dalla Compagnia T 76.
b. d. c.

da "IL SECOLO XIX" del 9/3/02
La bella di Torriglia?
C'è, però sul palcoscenico non si vede

Per fortuna degli spettatori la bella di Torriglia non appare sul palcoscenico, perché la sua bruttezza è così abissale che qualsiasi pretendente (alla sua ricchissima dote e non alla sua persona) desiste e fugge inorridito. La commedia "A bella de Torriggia" di Enrico Scaravelli che l'ha ricavata da un soggetto di Carlevaro-Causa-Lo Casto, andata in scena giovedì scorso con la regia di Arnaldo Rossi e la compagnia T 76 al Teatro Carignano, più che un racconto è una rassegna di personaggi caricaturali che il regista si è divertito a rendere ancor più macchiettistici. Ambientata negli anni Trenta la pièce di tre atti vede i tre tutori di una ragazza, ai quali era stata affidata da un facoltoso personaggio di Torriglia, alle prese con la resa dei conti: al compimento della maggiore età Arabella deve rientrare in possesso dei suoi beni mentre il trio deve trovarle marito. Mentre il secondo impegno è un'impresa disperata i tre devono trovare il modo di giustificare le mancanze amministrative della dote a loro affidata: il parroco si era rifatti i muri della chiesa e gli affreschi; il medico condotto, una dottoressa, s'era fatta un ambulatorio tutto nuovo; e il podestà gerarca sempre in camicia nera aveva attrezzato il municipio con un impianto di altoparlanti per i discorsi suoi e del duce. Dino Patriarchi è il parroco don Teodoro Rebuffo, un po' maneggione ma anche il più furbo dei tre con la civetteria di invocare sempre i santi facendo la rima a suo uso e consumo; e Antonella Spallarossa è il medico condotto,Andreina Siringa, che, dovendo fare anche il veterinario, confonde le medicine per i malati con quelle per gli animali con effetti devastanti. Raffaele Malavasi è l'isterico Podestà che si chiama Cesare Sindaco, sempre sull'attenti con il saluto fascista, ma anche schizofrenico nei suoi interventi; Giulia Cappiello è una divertentissima perpetua, sorda, ignorante ma tanto curiosa e petulante; Chiara Baratta è la giovanissima nipote della dottoressa, Rachele Siringa, che per fortuna trova marito; Rita Castello e Anna Maria Castello (sorelle nelle vita e nella scena) sono le zitellaccie Guendalina e Adelina Pittaluga prontissime a perorare la causa dei pretendenti, anche i più impensabili; Arnaldo Rossi che interpreta il buffo contadino Alessandro Viganego affetto da raffiche di starnuti; Alessio De Domenico è il sofisticato Arcibaldo marchese di Manesseno dai modi affettati, molto snob; infine Giorgio Cavagnaro è Gabriele Cucullo sopranominato "Belladote" imbroglione ricercato dai carabinieri. Finisce a taralucci e vino con molti applausi e qualche "bravo". Si replica sino al 17 marzo.
Bruno de Ceresa  
da "IL SECOLO XIX" 08/03/05
Al Carignano repliche sino al 13 marzo
Rivincita e gag di un povero
impiegato genovese
La commedia "Premiata ditta Sciaccaluga & C" di Enrico Scaravelli, andata in scena sabato sera al Carignano (dopo l'annullamento della prima di giovedì causa bufera di neve), è come un apologo: l'ultimo impiegato della ditta, vilipeso, preso in giro, umiliato, si prende la rivincita diventando il padrone della società. Tacciato di tirchieria per lunghi anni, può permettersi di comprare la ditta grazie ai suoi sudatissimi risparmi. Dalla sua minuscola scrivania aveva avuto modo di osservare le stupidaggini del suo padrone Sciaccaluga sempre dietro a ogni gonna, le ruberie e gli imbrogli del capo ufficio Serafin che vende per buona una partita di caffè avariato, pianta debiti e viene punito da una specie di gangster, "o Pruxa", i sogni della dattilografa che vuole un marito ricco, circuita da Serafin che vuole portarla a Samarcanda senza sapere dov'è e dal cantunè Pesce. Giulio La Salandra ha bene interpretato la parte umile ma sorniona del fattorino vessato ma attento osservatore delle magagne altrui, mentre Luigi Massa ha fornito una delle sue più belle interpretazioni del principale assatanato di ogni gonna, e Stefano Pastorino ha offerto una comicissima recitazione strappando applausi a scena aperta. Federica Menini è stata una convincente dattilografa concupita, mentre Marco Traverso è il minaccioso creditore del Serafin che alla fine le busca di santa ragione, Luisa Aquilone è Beneita Segalerba, Valeria Ratto da austera e rigida avvocatessa si trasforma in una seducente sposina del nuovo padrone. Massimiliano Parodi è il cantuné, Cinzia Lamponi la donna delle pulizie, Gianna Cevasco è Ester, ex impiegata della ditta, mentre Lina Fois è l'arcigna commessa del bar. Buon livello di recitazine per tutti gli attori della compagnia San Fruttuoso grazie anche alle gags e alla regia di Arnaldo Rossi. Si replica sino al 13 marzo.
Bruno de Ceresa
CORRIERE MERCANTILE (mercoledì 9 marzo 2005)
APPLAUSI PER LA "PREMIATA DITTA"
SCARAVELLI - ROSSI AL CARIGNANO
E' andata in scena al Carignano la novità di Enrico Scaravelli, presentata dalla Compagnia Teatrale San Fruttuoso, dal titolo "Premiata Ditta Sciaccalûga & C." Ancora una volta Enrico Scaravelli sorprende con la sua creatività: è rimasto fra i pochissimi autori che ogni anno offre una nuova commedia in dialetto genovese confermando le sue ormai ben note capacità d'inventore di trame e di costruttore di dialoghi vivaci. E ancora una volta la regia di Arnaldo Rossi, anche lui autore, ma anche attore, sa ben valorizzare il sapido gioco di equivoci fra gli undici personaggi e il comico andirivieni da una porta all'altra di un ufficio in darsena, il classico "scagno", dove opera la "Premiata ditta Sciaccalûga & C." Il proprietario è Ernesto Sciaccaluga, più attento alle segretarie che ai suoi affari. Ha, quindi, mano libera il suo capufficio, trafficone disonesto, che non solo contribuirà al fallimento della ditta, ma avrà anche toni sprezzanti e aggressivi con il fattorino Carlo, noto per la sua maniacale avarizia. In questo scagno, ambientato negli anni Sessanta, vanno e vengono, una dattilografa, un losco soggetto, un vigile, una scatenata signora Segalerba, un'avvocatessa, un'ex impiegata della ditta, una donna delle pulizie e la commessa del bar, che porta ogni mattina i rituali caffè: Il colpo di scena finale rivelerà il nuovo proprietario della ditta che non riveliamo per non togliere la sorpresa. Il nuovo padrone si rivelerà saggio e per nulla vendicativo, anzi generoso. Così il personaggio ridicolo, quasi un novello Charlot alla genovese, per i suoi abiti larghi e goffi e per la sua singolare camminata, diventa alla fine il benefattore: da pignasecca a pignadoro, secondo la migliore tradizione genovese. Bravi tutti gli attori: dal persuasivo Luigi Massa (Sciaccaluga), allo scatenato Stefano Pastorino (il capufficio disonesto), da Federica Menini (la concupita segretaria) a Luisa Aquilone (l'irruente Segalerba), da Daniele Pellegrino (il poco raccomandabile Prüxa) a Valeria Ratto (l'avvocatessa), da Massimiliano Parodi (il vigile galante) a Gianna Cevasco (l'intrigante ex segretaria) a Cinzia Lamponi, a Lina Fois. Degno di particolare apprezzamento per la sua verve comica Giulio La Salandra nel ruolo dell'imprevedibile fattorino. Tanti applausi dal folto pubblico. Si replica sino a domenica.
CLARA RUBBI  
CORRIERE MERCANTILE (sabato 22 marzo 1986)
La rassegna dialettale "Anna Caroli" alla Sala Garibaldi
E rostïe sotto a çenie
Personaggi di un piccolo paese coinvolti
in semplici storie con i connotati di una farsa.
applausi del pubblico che si diverte moltissimo
E' andata in scena alla Sala Garibaldi la seconda commedia, in gara per il Trofeo Anna Caroli 1986, dal titolo E rostïe sotto a çenie di Enrico Scaravelli, presentata dal Teatro Dialettale Stabile della Regione Liguria per la regia di Pier Luigi De Fraia. L'azione si svolge ai giorni nostri in Valbrevenna: si tratta, dunque, di un'ambientazione che prevede e impone particolari caratterizzazioni (personaggi di un piccolo paese coinvolti in semplici storie) e un uso opportuno del dialetto (coloriture dell'entroterra montano). Siamo alla vigilia di Natale e fervono i preparativi per il pranzo in una modesta casa di contadini, dove vivono Cattaen, matura zitella, suo fratello Gnazio, e la nipote Rosanna che la zia protegge con affetto materno. Ciascuno dei tre ha la sua piccola storia d'amore che tiene ben nascosta (sono le arrostite sotto la cenere), perché è in qualche modo contrastata dagli altri: Cattaen è segretamente fidanzata di Nesto, che però è malvisto dal fratello per una faccenda di eredità; Rosanna è innamorata di Miché, che è antipatico al padre perché è un semplice fornaio e non uno studente. Ma anche Gnazio, che trova da ridire su tutto e su tutti, ha la sua passioncella segreta, rappresentata da Carmelinn-a, sua vicina di banco al mercato. Costei, a sua volta, sopporta la corte di Gnazio, ma in cuor suo preferisce Gianni, il giovane ferroviere, parente di Gnazio. Il gioco delle coppie si avvia, secondo un ritmo che assume progressivamente i connotati della farsa, sia per l'espediente dei personaggi che si nascondono a turno sotto il grande tavolo da cucina, sia per la coincidenza artificiosa delle entrate e delle uscite (alla maniera di Feyedeu). A complicare un po' la situazione, di per sé scontata, ma godibile nella comicità delle battute, si aggiungono il prevosto desideroso di celebrare matrimoni; Manuela, la pettegola del paese a cui non sfugge nulla; Checco e Bertomé, due amici di Gnazio, che non disdegnano le libagioni in compagnia. E' inutile dire che alla fine le coppie felici saranno quattro (Gnazio, persa Carmelinn-a, ripiega su una non meglio identificata Felicinn-a), per di più rallegrate dal ritrovamento fortuito (sin troppo!) di un testamento: Il ritmo della farsa campagnola è stato efficacemente costruito dalla regia di Pier Luigi De Fraia, che ha anche caratterizzato una felice caratterizzazione di Nesto con l'uso di una appropriata coloritura dialettale. Mario Dighero (nel ruolo di Gnazio) e Santa Grattarola (nei panni di Cattaen) hanno dato ancora una volta prova della loro bravura di attori collaudati da anni di palcoscenico; Nilo Menconi è stato un persuasivo e accorto prevosto, Egidia Cossu una vivace e pungente pettegola, Maria Riccobono una ben calibrata e sofisticata Carmelinn-a. Completano il cast Pietro Scotti e Alessandro Dessenes (i due compari di bicchiere) e i due giovani Annalisa Borello e Carlo Borello. Molti applausi da parte del pubblico, che si diverte senza risparmio. Repliche questa sera, alle ore 20,30 e domani alle ore 16.
c.r.
il Giornale (domenica 23 marzo 1986)
Per l'"Anna Caroli" il mondo campagnolo di
Enrico Scaravelli
"E rostïe sotto a çenie" è la commedia di Enrico Scaravelli presentata venerdì alla Sala Garibaldi dal teatro Dialettale Stabile della Regione Liguria, in concorso per la quinta rassegna intitolata all'indimenticabile Anna Caroli. Il primo e non unico pregio di questo lavoro è quello di non essere scivolato nella duplice trappola: quella dei troppo facili riferimenti goviani e quella, ancor più subdola, dell'impegno intelettual-moralistico di creare lavori di denuncia della società d'oggi, che troppo spesso cadono nel grottesco e nel paternalistico. Solo apparentemente esile, "E rostïe sotto a çenie" punta sulla genuinità e sulla semplicità che si rivelano le carte vincenti. Ambientata ai giorni nostri in Valbrevenna, è una commedia che guarda al passato, ma senza rimpianti e nostalgie, che profuma di antico, di pane fatto in casa, di sapori lontani e genuini. Ma si rivolge anche al futuro, che è guardato con quell'ottimismo della gente di campagna che non perde la speranza, che è serena e ricca della saggezza antica delle tradizioni, che sa - perché da sempre la vita lo insegna - che bisogna togliere "e rostïe" da "sotto a çenie" prima che brucino e senza scottarsi le dita. E' uno spaccato di vita, reso tanto più felice dalla bella ricostruzione scenica di Nadia Dapino, che rifà gli interni odorosi e cadenti che ancor oggi vediamo nelle vecchie case di campagna, con le credenze in legno povero, ma arricchite dai vetri decorati, dalle trine e da bicchieri disposti in bell'ordine, con la stufa che scoppietta nell'angolo e il "tappeto" colorato sul tavolo. Non è un lagnoso rimpianto del "come eravamo" ma un semplice e veritiero quadro che dipinge l'entroterra: con tenui colori pastello per rivelare i pregi delle vecchie tradizioni. a tinte vivaci e bonariamente ironiche per far risaltare i difetti, le invidiuzze, le piccole rivalità, i grandi pettegolezzi di cui è infarcita, oggi come ieri, la vita di campagna. Un applauso caloroso del pubblico ha premiato tutta la compagnia e, in particolare, le gustose caratterizzazioni di Santa Grattarola, della Cossu, di Dighero e di Pier Luigi De Fraia, che ha curato anche la regia.
Daniela Molinari
IL SECOLO XIX (domenica 23 marzo 1986)
Sala Garibaldi
"E rostïe"
una storia dal sapore di casa

GENOVA - Si può essere o non essere d'accordo con chi preferisce la consuetudine all'imprevisto, ma bisogna riconoscere che, scelta la ricetta tradizionale per scrivere "E rostïe sotto a çenie" (ossia le caldarroste sotto la cenere), Enrico Scaravelli l'ha poi rispettata onestamente lavorandoci con mestiere, e con un pizzico d'astuzia. Buon per lui, poi, che nel cucinare la sua commedia per la quinta rassegna Anna Caroli, i teatranti della Dialettale Stabile della Regione Liguria ci abbiano creduto altrettanto, e l'abbiano dunque sfornata per gli applausi d'un pubblico che ha dato segni di divertirsi parecchio.
Il titolo del lavoro e la serata quasi invernale, avevano creato attorno alla prima di venerdì l'attesa di un bozzetto in qualche modo natalizio, tra caldarroste appunto, e lontani rimpianti. Intendiamoci, di Natale e di presepio, di boschi e di castagne si parla. Ma in una chiave che aggira accortamente la storiella paesana di stampo edificante grazie al disinvolto taglio dei dialoghi e al colorito tratteggio di figure e figurette, Siamo, certo, a un teatrino di maniera; ma di impianto apprezzabile. E' realizzato in scena con evidente impegno. Del resto i nomi della Grattarola, del Dighero, della Cossu, della Riccobono, dello Scotti fornivano buone garanzie. Ma c'è da dire che prove gustose sono venute anche dal De Fraia (in un rotondo dialetto di Crocefieschi), dal Menconi in tonaca da prevosto, dai giovani Borello (Carlo e Annalisa), nei panni di due giovani innamorati. Il De Fraia, inoltre, ha fatto da regista.
La vicenda, ambientata in un paesino della Valbrevenna, coinvolge fratello e sorella maturi: il primo, vedovo con una figlia; la seconda legata da una vecchia simpatia con un coltivatore del posto che per questioni d'interesse è visto dal fratello come il fumo negli occhi. Altrettanta avversione il "padrone" di casa ha per il giovane fornaio che fa l'occhiolino alla figlia. Ma le burrasche, con contorno di equivoci burleschi e accesi battibecchi (molto gustosi quelli tra fratello e sorella, ossia tra Dighero e la Grattarola), sono destinati a sciogliersi in una pioggia di matrimoni.
Scene e costumi sono di Nadia Dapino. La direzione artistica è di Giuliana Manganelli. Replica ancora oggi pomeriggio.
CORRIERE MERCANTILE (Venerdì 28 aprile 1995)
Ultime due domeniche per le repliche di uno spettacolo tutto da godere Caldarroste genovesi al Carignano
La compagnia del Teatro Dialettale Stabile della Regione Ligure in scena
Risate di cuore al Teatro Carignano con le repliche di "E rostïe sotto a çenie". Dopo il felice debutto di giovedì scorso, la commedia torna ad allietare il pubblico con due spettacoli pomeridiani, dopodomani alle 16 e domenica 7 maggio sempre alle 16. Si tratta di tre atti brillanti di Enrico Scaravelli, e portati in scena dal Teatro Dialettale Stabile della Regione Ligure (FITA), come a dire una delle massime autorità in materia di teatro dialettale. La regia è curata da Piero Scotti, direttore di scena è Piera Di Fonzo, direttore artistico Renzo Bottero. La scena porta la firma di Nadia Dapino. La protagonista, Cattaen, è interpretata da Santa Grattarola, suo fratello Gnazio, ha la voce di Mario Dighero. Per Rosanna, la figlia di Gnazio, si è prestata Alessandra Scotti. Nilo Menconi interpreta "o prevosto", il prete: Gabriele Lolli Ghetti è il fornaio Michele.
IL SECOLO XIX (mercoledì 22 novembre 1995)
Amori segreti e passioni
nella verde Valbrevenna
La commedia di E. Scaravelli "E rostïe sotto a çenie" (andata in scena sabato scorso alla Sala Germi di vico Boccanegra con replica sabato 2 dicembre), è genovesissima per linguaggio stretto, espressioni da manuale e situazioni. E la regia del debuttante Pietro Scotti (che non ha saputo rinunciare a interpretare anche la parte di Gnazio) ha saputo mantenere il ritmo incalzante di botta e risposta con quel sapore di battute simili a schioppettate. Ce n'è per tutti e dopo schermaglie taglienti e intimazioni finisce con quattro matrimoni e un colossale ricevimento natalizio.
Cattaen (Santa Grattarola), zitella sacrificata, per amore di famiglia, in un paesino della Valbrevenna, giganteggia con la sua filosofia spicciola, ma ha un amore segreto: il contadino Nesto (Sandro Perdomini). Il fratello vedovo Gnazio (uno spassosissimo Mario Dighero) ha velleità di ganimede e s'illude con la vamp Carmelina, la quale però preferisce la divisa del ferroviere Gianni. Rosanna, una genuina e freschissima figlia di Gnazio (Alessandra Scotti) ha un amore segreto: Miché o fornà (Daniele Bottino. Poi c'è il prevosto (un bravo Rinaldo Greco che in cinque giorni ha sostituito Nilo Menconi scomparso improvvisamente), Manuela, ossia una pettegola 'radio Valbrevenna', (Gabriella Bruschini) e infine i due simpaticissimi scrocconi di vino e… di limonata Rogé, amici di Gnazio: Checco (interpretato dal regista Pietro Scotti e Bertomé (Gianpiero Costella); la scenetta della bevuta con Gnazio è esilarante. In sintesi: Gnazio non vuole che la figlia si sposi con Michele, e che Nesto impalmi sua sorella adducendo motivi di interesse ma sogna di andare a vivere con Carmelinn-a abbandonando la promessa Feliçinn-a: Tra colpi di scena e situazioni degne di un Feyedeu (sotto al tavolo si nascondono a turno i personaggi scoprendo le tresche degli altri) si arriva al finale liberatorio e grazie all'atmosfera dell'imminente Natale si combinano quattro matrimoni in pochi secondi. Risate e applausi insistenti. Nell'intervallo un commosso Renzo Bottero, ha ricordato Nino Menconi.
b.d.c.  
Dal giornale LIBERTA' di PiACENZA DEL 5 LUGLIO 2015

Manifestazioni antoniniane: piazza gremita per la rappresentazione
"Al quèsi pensionè" di Enrico Scaravelli con la regia di Delio Marenghi

Quando la pensione stanca più del lavoro
Gli attori della "Carella" strappano risate e applausi con un omaggio all'età dell'oro della commedia.


di BETTY PARABOSCHI

Mettiamo che arrivi a sessantacinque anni in salute: Felice di nome ma anche di fatto a dispetto del cognome che suona "Gambarotta". Le gambe ce le hai sanissime come il matrimonio, una trentina d'anni di felicità e qualche scaramuccia con l'unica donna che dice che in casa comanda il marito: Sei anche un quasi pensionato, cosa volere di più dalla vita? La risposta a questa domanda i piacentini l'hanno avuta l'altra sera in piazza Sant'Antonino gremita per la rappresentazione della sagace commedia in dialetto piacentino Al quèsi pensionè di Enrico Scaravelli a cura della Compagnia TeaTeatrale "Egidio Carella" per la regia di Delio Marenghi e la collaborazione della . Ed è stata una risposta brillante come è nella tradizione di Marenghi e della sua compagnia che ha imparato bene la lezione di teatro giunta dall'indimenticato Sandro Sartori. Una famiglia felice, un paio di comari che non mancano certo di iniziativa, una suocera impicciona con qualche segreto nascosto in una cassapanca, un figlio apparentemente un po' opportunista ma che in fondo è "un brav ragass": sono stati questi gli ingredienti dell'irriverente miscuglio andato in scena che ha riportato sotto i riflettori l'età dell'oro della commedi in vernacolo. Certo non si è trattato di una prima visione, ma le risate non sono mancate e neppure gli applausi perché questo cast di attori, a cominciare dagli irresistibili Marenghi e Annamaria Meles che hanno interpretato i due coniugi Gambarotta, se li è meritati proprio tutti. Così come se li sono meritati anche Gianluca Ghizzoni, Luisa Pierucci , Annamaria Pavesi, Angelo Gorrini, Pinuccia Zuffada, , Giancarlo Bioledi, Simona Guidotti, Pierluigi Camozzi e Maura Galilei. A loro il compito di accompagnare i piacentini all'interno delle vicende di una famiglia come tante con il figlio in procinto di diventare medico ma sempre intento a spillare soldi, le vicine di casa impiccione e con qualche voglia di troppo dettate da una vedovanza prematura, un "fruttarò" bollente come una stufa ed una suocera marescialla che vuole fare la padrona: a far da cornice è poi l'inizio di una nuova vita per il nostro protagonista, il pensionamento che dovrebbe rappresentare l'avvio del meritato riposo ma che in realtà si rivela ben più faticoso e stancante di quarant'anni di lavoro. Alla fine però, com'è tradizione nelle commedie più spassose, il bandolo della matassa si trova, i nodi si sciolgono e tutti possono trovare quello che cercano. Che sia l'amore, un uomo da incastrare, la consapevolezza di essere accettati anche senza ori e denari o la laurea, poco importa. Lo si trova sempre con l'eccezione del nostro Felice che la pace dei giusti mica la troverà con la suocera in casa. Ma del resto il finale lo dice: le disgrazie non vengono mai sole. Neanche le risate però. E l'altra sera se n'è avuta la prova.


CORRIERE MERCANTILE (Lunedì 20 marzo 1989)
Presentato al Teatro Tempietto
ECCO LA NOVITA' DEL "PENSIONATO"
DI SCARAVELLI
E' stata presentata al teatro Il Tempietto di Sampierdarena, la novità in dialetto genovese "O penscionòu" di Enrico Scaravelli, messa in scena dalla Compagnia dei Giovani della Lanterna per la regia di Fausto Morini, questa commedia in tre atti, siglata dalla canzone del cantautore genovese Sergio Alemanno (su testo dello stesso Scaravelli) è una delle pochissime cose nuove che la stagione 1988/1989 ci ha dato in materia di teatro dialettale. Molte compagnie hanno preferito rimettere in scena lavori collaudati da recenti successi o ripescare vecchi testi puntando sulle coloriture folcloristiche. Ci chiediamo il perché di questa aridità. (…) Ma veniamo alla commedia di Enrico Scaravelli, più volte finalista nelle precedenti edizioni della Rassegna Anna Caroli, abile confezionatore di situazioni comiche all'interno della vita quotidiana contemporanea. Oggi la figura del pensionato è molto diversa da quella tradizionale: esiste, infatti, il pensionato giovane, che si deve riorganizzare la vita dalla quale non intende certo dare le dimissioni definitive. E' il caso di Felice Gambarotta, che va in pensione, mentre il figlio è prossimo alla laurea e al matrimonio. Non resterà solo, perché in casa, oltre la giudiziosa moglie, arriva.. la suocera con tanto di cassapanca. Da lodare anche l'impegno della compagnia, costituita da giovani (costretti ad imbiancarsi i capelli per recitare le parti di uomini maturi) che rappresentano il futuro del nostro teatro in dialetto. Buon maestro il regista Fausto Morini, che cerca sempre di accostare ai più esperti gli esordienti ottenendo sempre risultati soddisfacenti. Sempre brava Elisabetta Garbarino, che fa coppia con l'espressivo Fabrizio Costigliolo (Felice), colorito il bisagnino di Donato La Verde, simpaticissima nella sua arroganza la suocera interpretata da Neda Bonavera, azzeccata la macchietta dell'amministratore impersonato da Mauro Della Valle. Ed ancora Giulio La Salandra (il figlio), Giuse Cifatte (la vicina vedova), Raffaele Coppa e le volenterose esordienti Antonella Spallarossa, Simonetta Sirgio, Sandra Vottero. Applausi per tutti.
c.r.
IL SECOLO XIX (Mercoledì 19 febbraio 1997)
Dialettale applaudito alla Sala Germi
Non c'è pace in famiglia
per il povero "penscionòu"
"O pensionòu", andata in scena sabato alla Sala Germi rispecchia il dramma di milioni di pensionati che non riescono a godere del loro meritato riposo perché i familiari e vicini di casa li assillano con i rispettivi problemi al punto da fargli augurare di tornare la lavoro. Il testo di Enrico Scaravelli, messo in scena dalla compagnia Teatralnervi per la regia di Antonella Risso, può contare su un bravissimo Gian Solimano che nella parte di Felice (ironia della sorte) Gambarotta, sfrutta a fondo tutte le sue possibilità comiche della pièce dando autorevolezza alla sua rappresentazione. In spiccioli Felice è un "operatore idraulico": in altre parole meno demagogiche è un operaio del Comune addetto alla pulizia delle fogne. Quando arriva in casa vorrebbe godere delle gioie della famiglia ma la moglie Candida (interpretata con convinzione da A. Maria Molinari) è tutta presa del suo cocco, il figlio Andrea (Carlo Oneto), che studia all'università tentando di diventar medico. E' innamorato della leziosa e snobbissima Graziella (Rita Cabona) figlia di un famoso professore osteologo. Intanto la moglie assilla il marito perché rifaccia la cucina, mentre le vicine, vedove pettegole, lo tempestano di richieste di pratiche da seguire da seguire personalmente. Perfino l'amministratore del condominio (Giulio Relli) lo vuole nel consiglio. Tiziana Ferrari (Veronica), Mariangela Colla (Consolata), Milena Capati (Nunzià), Andrea Bosi (Gavino Poddu), Sergio Migliorini (Santo il besagnino), Antonella Risso (Sabrina), sono gli altri applauditi interpreti.
b. d. c.  
CORRIERE MERCANTILE (Lunedì 7 novembre 1994)
Bella commedia
Tra dialetto e musica la fiaba di
Nestinn-a, Cenerentola genovese
In questo autunno piovoso e triste, mentre la crisi del teatro sta attanagliando il teatro in dialetto, è fiorita un'opera nuova, ingenua e popolare, ma vivace e gradita al pubblico che, alla Sala Garibaldi ha molto applaudito tutti gli attori: il titolo di questa commedia musicale in vernacolo è "Nestinn-a" Gli autori Enrico Scaravelli e Battistina Rambelli, tra i più noti commediografi genovesi, spesso presenti sulle scene liguri; il musicista che ha scritto le musiche è il maestro Giuseppe Lertora; lo scenografo che ha firmato la bellissima scena (il pittoresco borgo di Boccadasse) è il pittore Amedeo Delehaye.
Sullo sfondo di Boccadasse la storia d'amore a lieto fine di due giovani figli di pescatori
La storia di Nestinn-a è semplice: è una ragazza da marito, figlia di pescatori.che disdegna la corte di Luigin, un bravo ragazzo, trovatello cresciuto insieme con Nestinn-a, pescatore anche lui. Nestinn-a ha grilli per la testa, che le fanno accettare la corte di un ragioniere di belle speranze e di cattiva condotta. Alla fine l'amore vince sulle ambizioni e i due giovani si promettono eterna fedeltà. E, guarda caso, si scopre che il giovane pescatore è figlio di un ricco marchese. Quasi una fiaba ambientata a Boccadasse negli anni Cinquanta, che si accosta alla tradizione di celebri operette come "Acqua Cheta" o "Scugnizza".
Molte piacevoli sorprese nel cast: da Scaravelli alla Podestà
Tra gli attori non mancano le sorprese come quella preparataci da Enrico Scaravelli, che non contento di aver scritto la commedia e i testi delle canzoni con l'amica Rambelli, recita e canta con incredibile disinvoltura. Un'altra piacevole scoperta è quella che riguarda Bianca Podestà, un'esordiente che la sa lunga e lo dimostra nell'interpretare il ruolo della saggia nonna di Nestinn-a. Brava come cantante Patrizia Bottaro (Nestinn-a), che intreccia dialoghi e duetti canori con Giulio La Salandra (spontaneo Luigin): Simpaticissime il genovese Franco Cifatte (che ha curato anche la regia) e il napoletano Donato La Verde. E ricordiamo ancora Carla Della Rovere, Roberto Della Vedova, la bella Vanessa Trioli, il coro de "La combriccola" di Sant'Ilario, le ballerine Laura e Sabrina Redegoso, il violinista Damiano De Barbieri.
CLARA RUBBI

IL GIORNALE (Mercoledì 16 novembre 1994)
LA FANCIULLA POVERA E IL PRINCIPE AZZURRO
«NESTINN-A», una commedia dialettale in giro per la Liguria
Farà il giro della Liguria la nuova commedia di Enrico Scaravelli e Battistina Rambelli «Nestinn-a» (ossia Ernestina), che ha come sottotitolo «'na stöia a Boccadâze», ambientata negli anni Cinquanta nel pittoresco borgo di pescatori. Una nuova commedia che dovremmo definire «musicale» per la presenza di belle canzoni e delle musica appositamente creata dal maestro Giuseppe Lertora, ma che ci sembra meglio chiamarla senz'altro «operetta», una delle poche, se non l'unica, sul modello di «Acqua Cheta» o di «Scugnizza» ha portato una ventata di entusiasmo e di giovinezza nel contesto del teatro dialettale genovese, che sta soffrendo, proprio in questo momento, una delle sue periodiche crisi, anche per la sospensione dell'attività teatrale della Sala Carignano, perduto tempio del teatro genovese.
Ed ecco la costituzione del «Gruppo Teatrale San Fruttuoso» che ha fuso insieme vari componenti della disciolta «Compagnia dei Giovani della Lanterna», ballerine e musicisti; ha fatto centro proponendo uno spettacolo antico e nuovo nello stesso tempo, antico per la rievocazione delle tradizioni marinare e nuovo rispetto al gusto, prevalente nel teatro genovese in questi ultimi tempi, di presentare interni borghesi. La scena di questa operetta, suggerita dai bei fondali dipinti da Amedeo Delehaye e da Giancarlo Rapetti, è l'antica Boccadasse abitata da quei pescatori che ancora negli anni Cinquanta costituivano la popolazione del borgo. Nestinn-a è l'eroina di una storia che somiglia ad una fiaba, perché la povera fanciulla sposerà, se non proprio un principe azzurro, un ricco marchese. Intorno a questa storia d'amore s'intrecciano vicende minori di naufragi e di salvataggi, oppure ricordi degli anni lontani, quando i giovanotti andavano a ballare a Serino o quando facevano le processioni sulle barche in onore di Sant'Antonio.
Adesso Enrico Scaravelli, che si è fatto veramente in quattro per realizzare questa opera corale, che piace tanto al pubblico (ha scritto il testo, ha recitato, ha cantato e ha organizzato lo spettacolo con la collaborazione di Franco Cifatte e Arnaldo Rossi), ha un sogno, anzi due. Il primo è quello di poter riattivare il Teatro parrocchiale di via Donghi, per ridare al popoloso quartiere di San Fruttuoso uno spazio vitale e creativo: il secondo, che ormai si può considerare in via di realizzazione, è quello di portare la «sua» operetta in molte località, specie d'estate all'aperto: la lista delle prenotazioni aperta.
IL SECOLO XIX ((giovedì 19 ottobre 1995)
Stasera alla Carignano debutta "Nestinn-a" Si può parlare d'amore in genovese?

E' una bella sfida, e per certi aspetti in teatro un terreno poco esplorato, perché i personaggi più famosi della prosa dialettale hanno usato il loro idioma per ben diversi affari. Ma usare il genovese sul versante sentimentale si può, senza scivolare sul mugugno, specie se la complicità di uno sfondo, che non ha niente da invidiare alla più celebrata Marechiaro. Andare a Boccadasse per credere. E, soprattutto, immaginarla com'era una volta, autentico borgo dei pescatori incastonato nella città. Su questo sfondo si svolge "Nestinn-a", la commedia che stasera, alla Sala Carignano, apre la stagione dell'Associazione per il Teatro in Genovese. La storia d'amore di Nestinn-a è accompagnata da musiche e canti di pescatori. (…), la regia è di Arnaldo Rossi e Franco Cifatte. Musiche di Giuseppe Lertora. Repliche il 21, 22, 28 e 29 e il 4 e 5 novembre.
IL LAVORO (supplemento di Repubblica - Martedì 24 ottobre 1995)

Aperta la stagione giovedì scorso alla Sala Carignano
Boccadasse sul palco del dialettale

di PIERO PASTORINO
La Sala Carignano ha aperto la stagione del teatro dialettale giovedì scorso con "Nestinn-a" ('na stöia a Boccadâze), due atti di Enrico Scaravelli e Battistina Rambelli, presentata dal "Gruppo San Fruttuoso". La trama in sé è piuttosto esile, che solo la professionalità degli attori potrebbe vivificare. Su questo punto c'è ancora molto da registrare, ma si sa una "prima" è per molti versi un momento d'approccio, che solo nel tempo si perfeziona con l'amalgama della compagnia. Sarà buon lavoro dei registi Franco Cifatte e Arnaldo Rossi. Ad ogni buon conto la vicenda si lascia vedere con sufficiente interesse. Inoltre questo lavoro presenta una novità che potrebbe essere buon indirizzo per il futuro: è il tentativo di dare vita alla commedia musicale dialettale, In "Nestinn-a", canto, musica e danza diventano infatti l'elemento portante di tutta l'impalcatura recitativa.
Oltretutto acquista rilievo la bravura del violinista Giuseppe Lertora. Così come diventano momento commotivo le buone voci della protagonista Patrizia Bottaro e di Giulio La Salandra (Luigin, sul palcoscenico) e momento emotivo le danze di Laura e Sabrina Redegoso. Ottimo il gruppo corale "La Combriccola". Si è detto delle ombre e luci del testo, per la precisione dei suoi interpreti. Siamo a Boccadasse, dipinto con realismo sul fondale. C'è l'inevitabile dramma di un naufragio, anche se poi se la caverà in modo fortunoso, c'è l'angoscia di moglie (poco convincente sulla scena) e amici che scrutano invano l'orizzonte. Ma c'è il patrono, Sant'Antonio, cui rivolgersi per impetrare la grazia.
In questo clima - anche se duro, siamo nel primo dopo guerra - sboccia l'amore tra due giovani. Nestinn-a e Luigin che. dopo qualche burrasca, coroneranno il loro sogno. E sarà festa per tutti. Il pubblico, numeroso, non ha lesinato applausi, anche a scena aperta. Citiamo gli attori, da citare per crescere ancora: oltre a Patrizia Bottaio e Giulio La Salandra, Franco Cifatte, Carla Della Rovere, Roberto Della Vedova, Donato La Verde (napoletano verace), Luigi Massa, Bianca Podestà, Enrico Scaravelli, Ester Cevasco. Si replica il 28 e 29 ottobre, il 4 e 5 novembre.
IL SECOLO XIX (Venerdì 24 gennaio 1997)
Alla Sala Germi
La terza età in giallo-rosa
Il teatro dialettale torna a Genova. Questa sera sarà rappresentata la commedia "A vorpe sotto l'ascella" del mantovano d'origine ma genovese di adozione Enrico Scaravelli, presso la Sala Germi, in via Boccanegra. Il regista Arnaldo Rossi, dirige il Gruppo Teatrale San Fruttuoso, in questa rappresentazione ambientata all'interno di un pensionato della terza età. La trama ruota attorno ad un furto di gioielli, che sconvolge la tranquilla quotidianità degli anziani ospiti: un vecchio professore decide di improvvisarsi detective e dopo aver affrontato diverse situazioni intricate (……)
Nel pieno rispetto della consuetudine gialla il colpevole del furto viene indicato nella scena conclusiva, in cui tutti gli ospiti del pensionato sono riuniti nella medesima stanza.
IL SECOLO XIX (mercoledì 29 gennaio 1997)
Applaudita alla Sala Germi "A vorpe sotto l'ascella"
Thriller dialettale

Come nei "gialli" che si rispettano, la verità si scopre all'ultima scena: il responsabile dei furti era una insospettabile vittima, il complice era uno degli accusatori, l'autentico poliziotto che li smaschera era uno degli accusati. La commedia dialettale "A vorpe sotto l'ascella" di Enrico Scaravelli, andata in scena sabato alla Sala Germi con la regia di Arnaldo Rossi, è ambientata in un pensionato di lusso per la terza età, abitato da un microcosmo variegato e rappresentativo: ci sono un attore scespiriano, una cantante lirica, un vecchio professore di scuola, una ricca, ignorante ma schietta contadinotta, un maresciallo dell'esercito e altri ospiti.
Nel pensionato da tempo avvenivano furti ai danni degli ospiti, ma la goccia che fa scattare le indagini è il furto di gioielli ai danni della bionda, formosa cantante lirica tedesca.
Il professore di scuola si improvvisa detective, mentre l'attore scespiriano fa il cacciatore di doti (prima corteggia la tedesca in odore di eredità, poi la contadinotta quando vede balenare 200 milioni di eredità).
In uno scambio di accuse roventi, si arriva al finale a sorpresa e i responsabili vengono smascherati grazie ad una microspia.
Il regista Arnaldo Rossi ha tenuto in pugno l'intricata vicenda (che si svolge in tre atti di 25 minuti l'uno) mentre gli attori, molti dei quali quasi debuttanti, hanno meritato gli applausi del pubblico che ne ha sottolineato ogni uscita di scena: da Enrico Scaravelli (autore della commedia e protagonista) a Patrizia Bottaio, Gianna Cevasco, Gisella Farinini, Giudy Gamenara, Roberto Della Vedova, Daniele Pellegrino, Luigi Massa, Giulio La Salandra, Bianca Podestà, Cinzia Lamponi.
b.d.c.
IL MERCANTILE (Lunedì 17 marzo 1997)
"O barban", bel testo al Tempietto
Quando il giallo parla genovese
La pièce di Battistina Rambelli ed Enrico Scaravelli racconta i "manezzi"
di un notaio senza scrupoli e del suo facoltoso cliente
per impossessarsi di una favolosa eredità
E' stata rappresentata ieri al Teatro "Il Tempietto" di Sampierdarena, la novità in genovese di Battistina Rambelli ed Enrico Scaravelli "O barban do Castello". Ancora una volta questa coppia di autori, che ha mietuto successi con la commedia musicale "Nestinn-a", ha confezionato un'originale e ben congegnata opera teatrale in tre atti, in questo caso tinta di giallo.
Il "genio del male" è un perfido notaio
Barban, che sarebbe il babau dei bambini, ma che qui si potrebbe tradurre come "il genio del male" che abita nel castello, non è un fantasma come si potrebbe pensare, ma un uomo in carne e ossa, che svolge le funzioni di notaio e che naturalmente è al centro di un intrigo, un complicato affare di eredità. Ma è tanto disinvolto e senza scrupoli che non esita a far fuori tutti quelli che sono di ostacolo alla realizzazione dei suoi miliardari progetti. Al notaio malandrino si oppone un notaio in gonnella che mette le cose a posto, ma soprattutto un regolamentare commissario di polizia che arresta l'assassino prima che elimini anche il suo facoltoso cliente, il proprietario del castello. Questi è un maturo signore, ricchissimo, ma che non disdegnerebbe la vistosa eredità di una vecchia zia, se non ci fosse di mezzo una figlia naturale della vecchietta, che in gioventù era stata una signorina piuttosto vivace. A complicare le cose c'è il matrimonio infelice di una bella signora, Santinn-a che l'anziano castellano vorrebbe sposare, ma non si può, perché il marito della donna, un napoletano sfaticato e sfruttatore, non le concede il divorzio:
Tanti colpi di scena per nove personaggi
I colpi di scena sono tanti e ben dosati, messi in giusto rilievo dalla regia di Arnaldo Rossi. Nove i personaggi della commedia, interpretati dagli attori del Gruppo Teatrale San Fruttuoso, fra i quali spiccano due attrici di grande personalità che si sono guadagnate più volte applausi a scena aperta: Gianna Cevasco (nei panni della furba e grintosa vecchietta) e Bianca Podestà (nel ruolo di domestica vivace e battagliera). Da non dimenticare lo stesso autore Enrico Scaravelli, che interpreta il personaggio del padrone del castello con equilibrio e signorilità. Colorito quanto basta Donato La Verde, il marito ricattatore di Santinn-a (Gisella Farinini) e opportunamente satanico il notaio costruito da Daniele Pellegrino. Completano il cast Roberto Della Vedova (l'ispettore di polizia), Giulio La Salandra, (lo chauffeur), Cinzia Lamponi (notaio). Bella la canzone di Giuseppe Lertora che racconta all'inizio la leggenda del "Barban do Castello". Applausi per tutti.
CLARA RUBBI
IL SECOLO XIX (Sabato 28 febbraio 1998)
Stasera "O barban"
alla Sala Germi
Per il ciclo dialettale del Circolo Mario Cappello, va in scena stasera alla Sala Germi (con replica domenica alle ore 16), la commedia "O barban do castello" di Battistina Rambelli ed Enrico Scaravelli a cura del Gruppo Teatrale San Fruttuoso che aveva presentato la commedia al teatro "Il Tempietto" di Sampierdarena . Si tratta di una commedia giallo-rosa ambientata (come dice il sottotitolo) "in te 'n castello in ti dintorni de Zena ai tempi nostri". Dalla fervida fantasia di Battistina Rambelli (autrice nota e apprezzata) e di Enrico Scaravelli (che è anche il direttore artistico della compagnia) ne è uscito un intricato giallo con tanto di morti e relative indagini di polizia ma, contrariamente agli usuali thriller, in quest'intreccio si ride spesso e volentieri per il senso dello humour e per la sceneggiatura scoppiettante.
Nel castello vive un ricco signore, Nane Bruschetti (Enrico Scaravelli), che non disdegnerebbe la vistosa eredità di una vecchia zia, la quale però ha una figlia naturale, e desidererebbe pure sposare l'infelice e bella Santinn-a (Gisella Farinini che è anche una pregiata pittrice) ma senza successo perché il marito di Santinn-a, un napoletano di nome Gennaro (Donato La Verde), non le concede il divorzio. Ma sul castello incombe un genio del male, appunto "o barban do castello", interpretato da Daniele Pellegrino… La commedia, molto divertente, provoca anche gli applausi a scena aperta per sottolineare le performance di Enrico Scaravelli, Gisella Farinini, Gianna Cevasco e Bianca Podestà.
Bruno de Ceresa
IL SECOLO XIX (sabato 13 febbraio 1999)
Domani al Tempietto agriturismo alla genovese
Al Tempietto di Sampierdarena, la Compagnia Teatrale San Fruttuoso mette in scena domani alle ore 16 una commedia di Enrico Scaravelli con la regia di Arnaldo Rossi: "Manezzi in te 'n maneggio", La vicenda è ambientata ai nostri giorni nell'entroterra della Liguria, dove la famiglia Cavallo, per far si che il figlio laureando non vada a fare il disoccupato in città, pensa di "inandiare" un'azienda agrituristica con annesso maneggio per cavalli. Vi è l'intento di ripercorrere gli antichi sentieri montani dell'Alta Via e della Via del Sale, per rivalorizzare le nostre montagne e far conoscere le antiche tradizioni della nostra gente. E i protagonisti, per attirare i turisti, ricorrono con autoironia ad alcuni espedienti tipici del mondo contadino. Gli interpreti: Enrico Scaravelli, Bianca Podestà, Giulio La Salandra, Luigi Massa, Gianna Cevasco, Cinzia Lamponi, Donato La Verde, Viviana Cevasco, Daniele Pellegrino. Musiche di Giuseppe Lertora
CORRIERE MERCANTILE (Lunedì 15 febbraio 1999)
Ieri al Tempietto
I "Manezzi" di Scaravelli
tra Ufo, risate e applausi
Un vivo successo ha accolto al teatro "Il Tempietto" di Sampierdarena, la novità in dialetto genovese di Enrico Scaravelli "Manezzi in te 'n maneggio", presentati dalla Compagnia Teatrale San Fruttuoso per la regia di Arnaldo Rossi.
Questa nuova commedia del prolifico Enrico Scaravelli è ben congegnata nell'impianto, che mescola gradevolmente elementi tradizionali a situazioni nuove.
L'ambiente è quello dell'entroterra genovese con una serie di figurine nitide, ottimi pretesti per situazioni assolutamente comiche: sono Nando, che si dedica con uguale passione al vino come alle donne; c'è Genia la paesanotta vogliosa di marito; c'è il funzionario della regione dall'accento ovviamente meridionale.
Ci sono anche il giovane Remo e la bella Camilla, destinati al matrimonio, e un giornalista a caccia di notizie. Ma soprattutto c'è la Cesira, la padrona di casa, che tutto controlla e sistema, che storpia il suo genovese all'antica con la pretesa di parlare italiano, ottenendo un impasto di proverbi antichi e di frasi d'uso moderno, che è uno di pregi della commedia. Accanto a lei c'è il marito, il Beppe, che ha passione per i cavalli e il bernoccolo degli affari, dal momento che pensa di organizare un'azienda agrituristica con il contributo della Regione. Ma per far accorrere la gente serve una trovata, che naturalmente viene in mente alla Cesira. Così la commedia alla piacevolezza del dialogo aggiunge un pizzico di satira di costume: la gente accorre nei luoghi dove si verificano fatti straordinari, non importa se veri o soltanto verosimili o addirittura inventati. Alla fine tutti felici e contenti a spese dei creduloni che almeno possono godere dell'aria pura dei prati e dei boschi, anche se non vedranno i tanto decantati Ufo.
Commedia ben orchestrata con attenta cura dei particolari, grazie anche alla regia: lo stesso autore Scaravelli si ritaglia la parte del padrone del maneggio con felici risultati, ma l'autentica padrona del gioco è Bianca Podestà, nel ruolo di Cesira, che in questo caso si rivela una prim'attrice di grande talento espressivo e di rara vivacità. Bravi anche gli altri: Giulio La Salandra (Remo), Luigi Massa (Nando), Gianna Cevasco (Genia), Cinzia Lamponi, Donato La Verde, Viviana Cevasco, Daniele Pellegrino. Musiche di scena del maestro Giuseppe Lertora.
IL LAVORO (Lunedì 15 febbraio1999)
Teatro prime
A Carignano farsa col fantasma

LO SPETTATORE ride e si diverte al Carignano con la Compagnia T76 che presenta "O villezzo do fantaxima" commedia in tre atti in genovese di Arnaldo Rossi e Scaravelli. La regia è dello stesso Rossi e di Antonella Spallarossa. C'è pure una debuttante in dialetto: se non si va errati è Lorena Luccatini, che se la cava egregiamente. La trama è piuttosto ingarbugliata e si snoda attorno ad una sala teatrale in disuso, che la vedova del costruttore e impresario vorrebbe vendere.
Siamo in piena farsa, senonché alcuni spunti della recitazione portano ad alcune riflessioni: in primo luogo quello della difesa a oltranza del genovese in quanto lingua parlata sulla scena, rimasta viva nonostante l'ormai suo progressivo pensionamento come usuale mezzo di scambio verbale; secondariamente quello sulla malaugurata tendenza a chiudere cinema e teatri a favore dei più redditizi supermercati (….)
(piero pastorino)
IL SECOLO XIX ( Martedì 23 febbraio 1999)
Giovedì sera sul palco di Carignano
Doppio fantasma per un teatro

Una fantasma si aggira in teatro: non si tratta del celebre fantasma dell'opera ma di un ipotetico teatro nel centro storico di Genova. La commedia che approda giovedì al teatro Carignano, è intitolata "O villezzo do fantaxima" (La villeggiatura del fantasma) ed è messa in scena dalla compagnia T76. Gli autori sono Arnaldo Rossi e Enrico Scaravelli. La regia è dello stesso Rossi e di Antonella Spallarossa.
Un vecchio teatro in disuso sta per essere venduto dalla vedova del proprietario a un supermercato. Il marito è morto ai Carabi per un malore mentre si trovava sulla spiaggia con una bella creola. Un clausola del testamento dichiarava che il teatro non poteva essere venduto prima di dieci anni di disuso. La vedova, per tenere distanti le compagnie teatrali, aveva incaricato un funzionario delle pompe funebri, di fingersi un fantasma (spostamento di mobili, rumori e fischi strani, etc.) in modo da spaventare gli attori notoriamente superstiziosi. I dieci anni di disuso stanno per scadere la vedova si accinge a firmare l'atto di vendita, quando una compagnia teatrale decide di affrontare il rischio e di fare una recita per impedirne la vendita. Ma il fantasma appare realmente: non si tratta di quello finto bensì dello spettro del proprietario che agli allibiti interpreti afferma: "Mi sono rivolto al segretario "do Prinçipà" lassù mi hanno dato il permesso di scendere in terra per difendere il teatro. "non voglio che venga venduto".
Il finale naturalmente è a sorpresa. Gli attori principali sono: Neda Olivari (Brigida Bacigalupo, proprietaria del teatro), Arnaldo Rossi (il fantasma di G. B. Bacigalupo ed ex proprietario del teatro), Alessio De Domenico (Martin Cabonn-a il Capocomico), Antonella Spallarossa (cartomante), Giancarlo Ghilino (Amilcare Fossa delle pompe funebri), Gabriella Baglioni (Celeste Bonaffare agente immobiliare), Enrico Giordano (l'attore Adone Dapelo), Antonio Zappavigna (il regista Massimo Lamberti), Cristina Occhi (l'attrice Angelinn-a Sogno), Lorena Lucatini (aspirante attrice). B. D .C.
CORRIERE MERCANTILE (venerdì 26 febbario 1999)
Novità al Carignano
"Fantasmi" in teatro"
La Compagnia T76 ha presentato ieri sera al Teatro Carignano la novità in dialetto "O villezzo do fantaxima" (La villeggiatura del fantasma) di Arnaldo Rossi ed Enrico Scaravelli per la regia dello stesso Rossi, coadiuvato da Antonella Spallarossa. Gli ingredienti principali della commedia sono un testamento, una vedova, un fantasma fasullo e uno… vero. Il luogo dell'azione è un vecchio teatro, dove una piccola compagnia di attori amatoriali svolge la sua attività. La signora Brigida, vedova poco rispettosa della volontà del marito che amava il teatro, vuole vendere i locali per far dispetto al consorte che è morto ai Carabi in allegra compagnia. Intanto fra il capocomico, il regista, gli attori e le attrici emergono rivalità, storie d'amore, delusioni: ma la passione per il palcoscenico è sempre più forte. Si aggiungono una cartomante e un'aspirante attrice. La trovata migliore è rappresentata dalla coppia di fantasmi: uno tutto in nero, è ufficialmente funzionario delle pompe funebri e in segreto finto fantasma agli ordini della Brigida; l'altro, tutto in bianco, ha avuto dall'Alto un permesso speciale per sistemare la faccenda. Simpatica la coppia dei fantasmi, interpretati da Amilcare Fossa (in nero) e da Arnaldo Rossi (in bianco), Antonella Spallarossa nel ruolo della cartomante un po' sorda e parecchio ignorante, si è guadagnata molti applausi a scena aperta. Applausi anche per tutti gli attori: Alessio De Domenico (il capocomico), Neda Olivari (Brigida), Gabriella Baglioni (l'agente imobiliare), Enzo Giordano (l'attore ganimede), Antonio Zappavigna (il regista), Cristina Occhi (l'attrice innamorata del regista), Lorena Luccatini (l'aspirante attrice).
CLARA RUBBI